Diocesi di Fabriano - Matelica
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Storia della Diocesi
PANORAMA STORICO DELLA DIOCESI DI FABRIANO - MATELICA
Alle origini
Il cammino secolare della Chiesa di Fabriano-Matelica esprime un vissuto parzialmente nascosto nelle peripezie della Storia. Questa comunità umana, situata nella parte centrale delle Marche, ossia dell'antico "Picenum" e dell'Umbria transappennicia, e radicata nella cultura dell'Impero romano, diviene lentamente cristiana dopo il secolo dei grandi concili cristologici (Nicea 325; Ciostantinopoli 381; Calcedonia 451).

La diffusione del cristianesimo in questa regione non è stata tramandata in una documentazione abbondante e sicura. In analogia con le altre zone della penisola, è lecito ipotizzare una infiltrazione graduale del cristianesimo nel tessuto cittadino, nella sua trasmissione cattolica, la conversione delle campagne sarà avvenuta in epoca successiva. Le circoscrizioni episcopali sono definite verso la metà del secolo IV, e pertanto corrispondono alla necessità di coordinare una attività pastorale e missionaria già avviata.

Gli atti del Concilio di Sardica (Bulgaria) del 343 furono approvati da più di 300 vescovi; accanto a quelli di varie regioni d' Italia, si incontrano quelli del Piceno. Nel conciliabolo di Rimini, riunito nel luglio-dicembre 359, è segnalato un Claudio, vescovo della provincia del Piceno. Il 10 ottobre 443, il papa Leone Magno († 444) si rivolge per lettera ai vescovi della Campania, del Piceno e della Tuscia.

Nell'antica città di Matelica i primi vescovi dei quali si ha notizia furono Equizio (487), Basilio (499) e Fiorenzo (551).

Una fonte di informazione è costituita dalla letteratura agiografica: Atti dei martiri, Vite dei santi. Ma l'autorità di questa documentazione è problematica, a seconda dei casi, perché la sua redazione è spesso assai posteriore (talvolta di parecchi secoli) agli eventi riferiti, e corrisponde inoltre alle usanze redazionali di quel preciso genere letterario: elaborare una tipologia con il ricorso a precedenti documenti agiografici, giustificare la continuità di una evangelizzazione svolta in armonia con il magistero pontificio e conciliare.

In questo senso, la Chiesa di Fabriano-Matelica, fin dalle sue origini, è rimasta sempre fedele alla teologia definita dai concili, ivi compreso il concilio di Efeso (431). Una coraggiosa attività missionaria fu svolta da s. Feliciano, vescovo di Forum Flaminii presso Foligno, nel secolo III. Sulla base di racconti agiografici tardivi, si attribuisce la cristianizzazione delle Marche ad alcuni predicatori: Antimo a Foligno e Osimo (sec.II); Catervo a Tolentino (sec.II); Faustino a Potenza Picena (sec.V); Paterniano a Fano (sec.IV); Eracliano a Pesaro (sec.IV); Emidio ad Ascoli Piceno (sec.IV); Settimio a Jesi (sec.IV); Geronzio a Camrino (sec.V).

Tuttavìa le origini della presenza crsitiana ne fabrianese si rintracciano forse nel municipio romano di Attidium (l'odierna frazione di Attiggio). In seguito alla distruzione di quel borgo nel 410 da parte dei Visigoti, la popolazione si trasferì nel luogo denominato Castelvecchio, nei pressi dell' odierna chiesa di S.Caterina. Un altro insediamento fu rintracciato dagli scavi archeologici nella località di S. Maria in Campo. Nella Pieve di S.Giovanni Battista in Attiggio erano battezzati i fabrianesi fino al 1253, quando il fonte battesimale fu trasferito in S. Venanzio, per decisione del vescovo competente, cioè Guglielmo (1250-1259).
Con Camerino Diocesi
La storia religiosa si identifica parzialmente con quella di Camerino, dalla cui giurisdizione episcopale dipendevano Fabriano-Matelica fino alla creazione di una propria struttura vescovile unita a Camerino nel 1728, poi autonoma nel 1785, modificata il 19 marzo 1984 e ristrutturata con l'integrazione del territorio di Sassoferrato il 30 settembre 1986, in seguito alla revisione del Concordato del 1929 tra la S.Sede e l'Italia (1984).

L'origine della presenza cristiana a Sassoferrato è incerta; la chiesa di S.Pietro, attuale parrocchiale del "Castello", è segnalata all'inizio del secolo XIV; sarà collegiata nel 1580. La città e il suo contado annoverano alcune comunità religiose. Oltre l'abbazia camaldolese di S.Croce dei Conti ( sec.XII), offrirono la loro testimonianza cenobitica i monasteri benedettini femminili di S.Bartolomeo (1268) e del S.Cuore (1500). Le clarisse sono segnalate fin dall'inizio del secolo XIV; i francescani risiedettero presso la chiesa di S.Francesco dal secolo XIII; i benedettini silvestrini fondarono un monastero dedicato a s.Giovanni Evangelista nel 1268. A Sitria, s.Romualdo († 1027) creò un monastero dedicato a s.Maria, unito a Fonte Avellana nel 1836. Da Sassoferrato provengono alcuni beati. Ugo, protettore della città († 1270 ca.) e Giuseppe degli Atti († 1273). ambedue monaci silvestrin; inoltre i martiri francescani s. Nicolò (†1221) e il beato Pietro (†1231)

Se qualcuno attribuisce al secolo III l'istituzione della cattedra episcopale di Camerino, i primi presuli sono segnalati verso la fine del secolo V; alla stessa epoca risultano i primi vescovi di Matelica dei quali si abbia notizia. A s.Venanzio fu dedicata la prima chiesa battesimale di Fabriano, edificata per volontà del Capitolo di Camerino nella prima metà del secolo XI; fu ampliata intorno al 1260, e ripetutamente rinnovata nel 1365 e nel 1607-1617, e restaurata nel 1920, poi dopo il terremoto del 1997. Divenne cattedrale per concessione di Benedetto XIII nel 1728.

Da Camerino proviene il culto del martire s.Venanzio, il cui testo agiografico riprende la Passione di s.Agapito di Palestrina, con influssi di Passioni di martiri dalmati. Venanzio era probabilmente vescovo di Salona in Dalmazia, trasformato poi in martire e vescovo camerte. Una situazione simile si verifica in Umbria, dove lo stesso giorno (18 maggio) è venerato a Spello il dalmata s.Felice. Venanzio è oggetto di culto in Abruzzo, in Romagna, nelle Marche e altrove; altri santi dalmati sono s.Settimio di Jesi e s.Paolino di Senigallia. Questi influssi dipendono anche dalla configurazione territoriale della regione; anticamente Ancona era città mezzo romana e mezzo greca. I primi cristiani pervennero nel Piceno dal porto di Ancona e attraverso le vie consolari ( soprattutto la Via Flaminia). Questa parte delle Marche non conobbe persecuzioni; perciò a Fabriano, come pure nel camerinese, non furono scavate catacombe e non sono stati ritrovati finora cimiteri paleocristiani. Invece a Osimo e a Civitanova esiste una precisa tradizione martiriale.

I primi Consoli di Fabriano sono riferiti in un atto del 995. Tuttavìa la città divenne libero Comune nel secolo XII; una solida cinta di mura castellane fu costruita soltanto nel scolo XIII, mentre si sviluppavano le varie Arti nelle singole università: le fabbrerie, le cartiere, l'industria della pelle e della lana. Fu il periodo di maggiore prosperità civica; con propri Statuti la città estese il suo dominio su vari castelli: Albacina (1211), Attiggio (1165), Cacciano (1214), Cerreto (1211), Collamato (1188), Collegiglioni (1170), ecc. Da allora si costruiscono i principali edifici sacri dedicati a s. Agostino (12169, s. Benedetto (1244), s.Biagio (sec..XIII), dove riposa il corpo di s. Romualdo), s. Caterina (1382). Parecchie piccole strutture assistenziali e ospedaliere sono attestate ovunque; per esempio, presso la chiesa di s.Maria Maddalena, nelle vicinanze della moderna chiesa di S.Giuseppe Lavoratore.

I primi monasteri femminili sono: S.Onofrio per le terziarie francescane (sec.XV), S.Margherita per le benedettine (sec.XIV), S.Bartolomeo per le clarisse cappuccine (in un edificio del sec.XV), S.Luca per le benedettine (sec.XVI). Il monastero benedettino femminile inurbato di S.Tommaso da Bocetis (1408) è soppresso nel 1784. Nello stesso anno 1408 si erano insediate le monache benedettine di S.Sebastiano "infra mœnia", già residenti nell'omologo cenobio di S. Sebastiano "extra mœnia"; successivamente si aggregarono alla Congregazione camaldolese di Montecorona nel 1517; il vecchio monastero, sopprsso nel 1810, sarà poi incorporato nell'Istituto scolastico S.Antonio.

Le confraternite, spesso impegnate anche in attività assistenziali e ospedaliere, sono sistemate, per esempio, presso la Misericordia (sec.XV), il Gonfalone per i Laudesi (sec.XVII), S.Maria Maddalena per i cartai (sec.XIV), S.Filippo per i Disciplinati (sec.XIV), S.Onofrio (Scala Santa) per i Sacconi, istituita da santa Giacinta Mariscotti († 1650).

La seconda collegiata, dopo S.Venanzio, era S.Nicolò (dal 1450); inizialmente era monastero benedettino. Il Palazzo del Podestà fu costruito dal 1255 in mezzo a quattro rioni cittadini: Castelvecchio a nord, S.Giovanni a sud, S.Biagio a est, Poggio a ovest. La fontana rotonda, denominata Sturinalto, fu eretta dal 1285 e rimaneggiata nel 1351. Nell'abitato di Civita sorge l'antica chiesta, edificata forse su fondamenta paleocristiane, di S.Maria, già affidata al sacerdote Ranieri, confessore di s.Francesco di Assisi († 1226).

A Matelica la prima pieve battesimale dedicata ai santi Bartolomeo e Adriano, risalente forse al secolo VI, fu ricostruita per la prima volta dopo la distruzione della città compiuta dall'arcivescovo scismatico Cristiano di Magonza, capitano dell'imperatore Federico Barbarossa, tra il 1174 e il 1176; la restaurazione fu ultimata nel 1325. La chiesa divenne collegiata nel 1452; era la prima parrocchia della città. Al secolo XV risale la chiesa di S.Maria della Piazza nella sua struttura attuale, che sostituisce un edificio del secolo XIII; divenne "chiesa matrice" ed è ora cattedrale. La chiesa di S.Agostino, insieme al convento, risale al 1269 circa; S.Maria Nuova, ora inclusa nella Casa di riposo "Enrico Mattei", era sede di un monastero benedettino silvestrino dal 1288 al 1842; i monaci risiedono adesso presso la chiesa di S.Teresa, già appartenente al convento carmelitano costruito verso la fine del secolo XVII (dal 1693 in poi).

La santa più venerata dai matelicesi è la beata Mattia Nazzarei, clarissa († 1319); oggetto di culto è anche il beato Gentile Finaguerra martire, dell'Ordine francescano (†1351 / 1352). I santi protettori della città sono s.Tommaso da Villanova, s.Filippo Neri, s. Natalia, s. Benedetto, s. Sebastiano e s.Adriano.

A Fabriano invece esiste un "privilegio" assai raro: la presenza delle reliquie di due fondatori di famiglie religiose: s. Romualdo († 1027) iniziatore dei camaldolesi, e s. Silvestro († 1267) iniziatore dei benedettini silvestrini. San Francesco di Assisi († 1226) si recò a Fabriano sicuramente nel 1205 e nel 1220. San Giaciomo della Marca visitò la città negli anni 1426, 1442, 1449 e 1450; alla sua iniziatuiva si deve l'istituzione dell'ospedale di "S.Maria del Buon Gesù". San Bernardino di Siena predicò a Fabriano nel 1433; al suo passaggio risalgono alcune epigrafi col noto monogramma di Cristo, IHS (due terracotte policrome, finora inedite, con quella indicazione, sono murate sulla parte esterna del chiostro maggiore del monastero di S.Silvestro). Altri visitatori santi sono: nel 1450 s.Giovanni da Capestrano; la beata Ruffina di Ascoli, domenicana, deceduta a Fabriano nel 1521; il beato Marco da Montegallo fondatore del Monte di Pietà nel 1570; s.Leonardo da Porto Maurizio predicatore di una missione nel 1739; s.Benedetto Giuseppe Labre nel 1771, ospite per circa quindici giorni presso la chiesa di S.Giacomo Maggiore. San Romualdo sarebbe venuto a varie riprese nell'antico monastero annesso alla chiesa di S.Bartolomeo, ora sede delle clarisse cappuccine (recentemente illustrato dalle virtù della Serva di Dio madre Costanza Panas († 28 maggio 1963). A questi si aggiunge il Servo di Dio Giovanni Paolo II († 2 aprile 2005), venuto in pellegrinaggio apostolico a Fabriano-Matelica il 19 marzo 1991; in precedenza altri Papi avevano onorato la città con un breve soggiorno o con un semplice passaggio: Niccolò V (1449), Pio II (1464), Paolo III (1543), Gregorio XVI (1841), il b. Giovanni XXIII (6 ottobre 1962).

In Fabriano sono sepolti e venerati, oltre ai già citati fondatori monastici Romualdo e Silvestro, il monaco b. Giovanni dal Bastone († 1290) uno dei primi discepoli dello stesso s. Silvestro, sepolto nella cripta di S.Benedetto In S.Caterina il beato Francesco Venimbeni († 1322) predicatore francescano; in S.Agostino i religiosi agostiniani Pietro Becchetti († 1421) e Giovanni Becchetti († 1420), ambedue beati e lettori di teologia, nonché il b. Andrea Sanucci († 1589) predicatore.

Tra i francescani venerabili che finora non hanno raggiunto la definizione ufficiale della santità, si segnalano: Bonacura († 1268), Damiano (sec.XIII), Francesco († 1268), Giacomo († 1269), Graziano (fine del sec.XIII), Rinaldo († 1268), Tommaso († 1268), Ugolino († 1237). Questi religiosi esprimono il fervore del primo secolo del francescanesimo pervenuto dalla vicina Umbria. Al ramo osservante e cappuccino appartengono i Servi di Dio Pietro († 1418), Antonio puro († 1422), Sante († 1424), Lorenzo Corradducci († 1480), Venanzo Nagni († 1506). Nelle grotte del Massaccio, dopo un soggiorno presso Cupramontana, realizzò la sua perfezione francescana il beato Giovanni Righi (†1539).
All' Ordine dei Frati Predicatori appartiene il beato Costanzo († 1481).

Tutta l'Umbria transappennica e il Piceno erano caratterizzati dall'attività multiforme di numerosi eremi e piccoli monasteri, oggi ridotti purtroppo ad una realtà unicamente monumentale, abitualmente di proprietà privata e spesso in precario stato di conservazione. Ma la frequenza di questi venerabili luoghi di culto e di lavoro indica la fertilità vocazionale di questi territori e prova la validità di una azione pastorale capace di evidenziare vocazioni autentiche e diversificate.

In modo generale, questi luoghi di fondazione erano ubicati in regioni poco abitate, non troppo fertili, e pertanto non molto ambite. Ma tale scelta corrispondeva ad un desiderio di impiantarsi laddove c'era una maggiore possibilità lavorativa monastica. Il bisogno di solitudine provocava l'accettazione preferenziale di zone solitarie, dove i monaci potevano dedicarsi ad un' intensa attività di bonifica e di traformazione agricola, anche con l'introduzione di tecniche agricole progredite e in anticipo sul loro tempo. Soltanto alcune di quelle comunità raggiunsero una certa notorietà; per limitarsi al fabrianese e alla zona limitrofa, si possono citare S.Maria d'Appennino, S.Vittore della Chiuse, S.Biagio in Caprile (Campodonico), S.Angelo infra Ostia (Esanatoglia), S.Bartolomeo della Castgana (Serra S.Quirico), S.Cassiano in Valbagnola, S.Croce di Fonte Avellana, S.Salvatore di Valdicastro (dove morì s. Romualdo).

Inoltre c'erano molte chiese campestri, in maggioranza ancora in efficienza: S.Maria in Campo, Esanatoglia, Marischio, Precicchie (col vicino santuario della Madonna della Grotta), S.Elia, Varano, Valleremita (in Val di Sasso). A circa 12 km. da Camerino, c'era il monastero di S.Maria in Silvis, nell'area di Pioraco; il luogo è collegato con la Vita agiografica dei santi Severino e Vittorino, eremiti di Pioraco, intorno ai secoli VI-VII, forse diventati vescovi, il primo a Septempeda (oggi S.Severino Marche), e l'altro ad Amiternum (oggi S.Vittorino).

In genere. la letteratura agiografica attribuisce alla Marca alcune figura tipiche di eremiti, che contribuirono notevolmente all'evangelizzazione e alla diffusione del cristianesimo con il fascino della loro presenza silenziosa e taumaturgica. L'abbazia di S.Maria d'Appennino, che ebbe un ruolo assai esteso sotto il profilo territoriale (da Fossato a Gualdo, a Nocera e alla stessa Fabriano), sarà incorporata alla cattedrale di Fabriano nel 1441; oggi è un rudere abbandonato e destinato a scomparire definitivamente, se non interverrà qualche progetto di urgente restauro conservativo. Molti danni furono compiuti dalla depredazioni napoleoniche; per es. una pala di Gentile da Fabriano, realizzata per l'eremo di Valleremita, l'Adorazione dei Magi, è conservata da allora presso la Pinacoteca di Brera, in Milano.
Più vicino a noi
Ma in questa Chiesa locale di Fabriano-Matelica non esistono soltanto pievi e parroccchie, santuari e romitori, monasteri e confraternite; infatti è attestata una consistente presenza di laici impegnati. È vero che con qualche difficoltà, dovuta forse al temperamento regionale, il Movimento cattolico, così bene affermato in Italia settentrionale e centrale, è presente in Fabriano soltanto dal 1897 in poi. Bisogna però ricordare l'atmosfera civica di allora, in una città che conobbe episodi di violenza anticlericale e massonica, del genere dell'assalto alla processione del "Corpus Domini" del 1911 (quando il vescovo Pietro Zanolini dovette rifugiarsi con l'ostensorio nel primo portone trovato aperto).

Il periodo più vitale del Movimento cattolico coincide con l'episcopato di.Luciano Gentilucci (1895-1909). Dal 1897 è ativo il Comitato diocesano dell'Opera dei Congressi, con le sue varie sezioni caratteristiche (scuole di religione, biblioteca circolante, Società operaia di mutuo soccorso, Banca cattolica, sezioni rurali). Queste iniziative eranto tanto più urgenti, quanto più operanti erano i vari sindacatii locali, particolarmente il Sindacato ferrovieri, di ispirazione socialista e marxista. La classe operaia, che si concentrava nelle cartiere e nelle altre industrie regionali, era sensibile alle tendenze rivoluzionarie e anarchiche.

Nell'ottobre del 1901 si riunì in Fabriano l'VIII Congresso regionale delle Società cattoliche marchigiane, che analizzò le condizioni dell'agricoltura nelle Marche, così preoccupanti da provocare nel 1906 agitazioni dei contadini. Sarà merito di industriali, affermatisi nel fabrianese in tempi più recenti, di aver contribuito a migliorare il livello di vita di tante famiglie finora rimaste in stato di povertà, se non di indigenza. La configurazione del terreno più collinare che pianeggiante non facilitava il lavoro agricolo, già condizionato dalla parcellizzazione crescente del suolo.

Nel 1897 era stata fondata la Società della Gioventù Cattolica, circolo intitolato al SS.mo Crocifisso. Nel 1906 il vescovo Giovanni Maria Zonghi-Lotti († 1941), con l'aiuto di don Pompilio Paolucci, creò il Ricreatorio S. Giuseppe per i giovani. Uno dei promotori del Movimento Cattolico in Fabriano fu Lamberto Corsi (1892-1961), cofondatore della Rivista letterario-religiosa Verso un' idea nel 1910, e del settimanale, ancora oggi fiorente, L'Azione, nel 1911. Difensore dei diritti delle classi lavoratrici, in piena fedeltà al magistero sociale della Chiesa, Corsi contribuì ad inserire i cattolici locali nella politica attiva, fino a farne gli arbitri della vita politica e amministrativa.

Socio del primo circolo giovanile fabrianese dal 1890, Agostino Crocetti (1873-1945), diventato sacerdote, fondò nel 1907 L'Eco del Giano, e fu animatore coraggioso del Movimento Cattolico e del futuro Partito Popolare Italiano locale. Don Erminio Petruio (1887-1948) e don Giuseppe Riganelli (1899-1963) si impegnarono per trasformare, sotto il profilo culturale e sociale, la città di Fabriano, preparando una nuova generazione di cattolici impegnati: tradizione proseguita oggi da iniziative analoghe, tra le quali il Centro Studi don Giuseppe Riganelli e il volontariato cattolico. Furono davvero precursori delle attuali Scuole di formazione politica, nello spirito della F.U.C.I. (Federazione Universitari Cattolici Italiani), del Movimento Laureati Cattolici (attualmente denominato M.E.I.C., Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale). Tutto questo è il frutto maturo del progetto abbozzato dall'enciclica Rerum Novarum (1891) di Leone XIII.

La prima Conferenza della Società S.Vincenzo de' Paoli è costituita in Fabriano l'11 novembre 1931, sotto il titolo "Madonna del Buon Gesù". Saranno successivamente istituite la Conferenza Femminile S.Giovanni Bosco (1946), la Conferenza Giovanile dei SS.Biagio e Romualdo (1951) e la Conferenza Giovanile Femminile S.Paolo (1964).

Questa vitalità, frutto del magistero pastorale di vescovi, come Francesco Faldi (1781-1863) vescovo dal 1857, Antonio Valenziani (1859-1876), Leopoldo Santanchè (1876-1883), Macario Sorini (1883-1896), reagiva positivamente al clima marchigiano di avversione verso la Chiesa e le sue istituzioni (tipico dell'epoca di pontificato di Pio IX, 1846-1878): tentativi di espulsione dei monaci silvestrini (1862), demolizione ingiustificata della splendida chiesa di .S. Francesco (1864), espulsione del vescovo Antonio Valenziani (1866), attentato in duomo al predicatore delle Missioni il gesuita Egidi (1879), esproprio dei monasteri o conventi (decreto Valerio, 1861) e conseguente espulsione dei barnabiti, camaldolesi, domenicani, francescani conventuali, silvestrini (monastero di S.Benedetto), cappuccini, e nel 1866, dei silvestrini di Montefano, ecc.; in alcuni ambienti camaldolesi confiscati fu inaugurato, nel 1864, l'asilo Braccini (già Umberto I).

In segno di reazione pubblica a situazioni sconcertanti (per esempio, i pellegrinaggi a Loreto furono vietati nel 1891, per motivi di igiene !), i cattolici fabrianesi, guidati dal vescovo Pietro Zanolini (1910-1914) decisero di promuovere il restauro della chiesa cittadina del Gesù e la sua riapertura al culto, che avvenne il 25 marzo 1913.

I vescovi successivi: Andrea Cassulo [1914-1921], Luigi Ermini [1921-1945], Lucio Crescenzi [1945-1960], proseguirono in questa attività di pacificazione, di formazione e di saggia azione pastorale, anche attraverso le periodiche Visite pastorali. Non si può dimenticare il patriotismo dei fabrianesi nel secolo XIX-XX; concretamente si evidenzia l'eroismo di tanti laici, sacerdoti e religiosi; che diedero la vita per la Patria e per la libertà; basterà citare qui l'eroico d. David Berrettini, parroco di Marischio, fucilato il 19 giugno 1944.

I vescovi Macario Tinti (1960-1978), Luigi Scuppa (1978- 2001) e Giancarlo Vecerrica (dal 2002), in stretta collaborazione con il clero e con laici impegnati, furono chiamati a tradurre nella realtà delle parrocchie, dell'Azione Cattolica, dei gruppi e dei nuovi Movimenti e dell'intera comunità diocesana di Fabriano-Matelica lo spirito concreto delle direttive del Concilio ecumenico Vaticano II (1962-1965). Materialmente si dovette procedere al lento ricupero postsismico (dal 1997 in poi) delle abitazioni (inagibili al 41 %) e delle antiche chiese (ivi compresa la cattedrale).

Accanto alla riapertura del Seminario diocesano (2008), alla promozione della chiesa di S.Filippo a "Chiesa dei giovani" e all'istituzione dell'Adorazione eucaristica, un valido strumento di formazione permanente sono le Lettere pastorali dei vescovi, specialmente quelle di mons. Giancarlo Vecerrica, che offrono alla Chiesa locale un solido punto di riferimento operativo, in una società laica diventata multietnica e segnata dal relativismo religioso.

Réginald Grégoire osb