Diocesi di Fabriano - Matelica
La vocazione monastica
Il monastero: un angolo di ristoro per lo spirito nel cuore della città
"S.Margherita de palatina extra prope portam Mercati" così nelle carte del basso Medioevo è nominato questo monastero benedettino femminile, dedicato alla vergine e martire di Antiochia di Pisidia, Santa Margherita.
La vocazione monastica

"Gioia senza fine, felicità senz'ombra,
amore senza confini,
vita intensissima senza stanchezza,
azione piena di energia che è
nello stesso tempo
quiete perfetta
e rilassamento da ogni tensione:
questo è l'eterna beatitudine;
questo è l'essere
a cui aspira l'uomo nella sua essenza"

(S. Teresa Benedetta della Croce - E.Stain)


La Vocazione Monastica è comune a tutti i popoli e si caratterizza come una ricerca di Dio, fonte di felicità:

Nella Regola di San Benedetto, Dio stesso rivolge la domanda a coloro che cercano una risposta alla propria insoddisfazione e inquietudine esistenziale: "CHI E' COLUI CHE VUOLE LA VITA E DESIDERA VEDERE GIORNI FELICI?" (Prologo 15). A questa domanda risponde San Benedetto prima vivendo una vita di solitudine e poi accogliendo discepoli intorno a s è e formando comunità che ancora oggi esistono. La vita di queste comunità sono regolate dalla ricca esperienza della tradizione cristiana orientale e occidentale sintetizzata da San Benedetto nella Regola conosciuta con il motto: "Ora et labora".

La vocazione monastica nasce dal Battesimo, il sacramento che rende la creatura umana idonea a partecipare alla condizione di Figli di Dio, e si prolunga per tutta la vita con un impegno di sequela di Gesù Cristo, sorgente della felicità sognata e desiderata da ogni essere umano.

Infatti "nella sua forma attuale, ispirata specialmente a San Benedetto, il monachesimo occidentale è erede di tanti uomini e donne che, lasciata la vita secondo il mondo, cercarono Dio e a lui si dedicarono, nulla anteponendo all'amore di Cristo. Anche i monaci di oggi si sforzano di conciliare armonicamente la vita interiore e il lavoro nell'impegno evangelico della conversione dei costumi, dell'obbedienza, della stabilità e nell'assidua dedizione alla meditazione della Parola (lectio divina), alla celebrazine della liturgia, alla preghiera" (Vita Consecrata n. 6).
Alcuni valori importanti per la comunità monastica
La giornata in un monastero, che è la casa del Signore, si vive scandita tra le ore dedicate alla preghiera, all'ascolto della Parola di Dio, e al lavoro, in un clima di famiglia. Infatti la preghiera, il lavoro, la vita fraterna sono i valori fondamentali della Regola benedettina. Per preghiera si intende la relazione personale e comunitaria che le monache e i monaci vivono con Dio. Essa è il legame privilegiato per vivere questa relazione: Infatti più volte al giorno, nell'Eucaristia, e nell'Ufficio divino, le monache pregano, a voce alta comunitariamente nel Coro del monastero. Ma esiste anche la preghiera personale che è quella che si fa individualmente, in Coro e in Cella, nella solitudine, e si chiama Lectio Divina.


La Lectio Divina è la lettura o ascolto della Parola di Dio. E' una forma di preghiera molto antica e caratteristica della tradizione benedettina.

Il lavoro è molto importante dopo la preghiera, perch è San Benedetto afferma che per essere "veri monaci" bisogna guadagnarsi la vita con il lavoro delle proprie mani come facevano i primi cristiani e gli Apostoli. Nel monastero ci sono diversi e numerosi lavori, secondo le capacità di ognuno e le risorse del luogo dove è stabilita la casa del Signore.

Una comunità benedettina non è però una impresa commerciale n è un Club. Ciò a cui più assomiglia, salve le debite differenze, è una famiglia, dove nessuno ha scelto gli altri e dove, tuttavia ciascuno si sente solidale in maniera vitale con tutti gli altri.

Le monache e i monaci sono stati chiamati da Cristo a vivere con Lui tutti insieme, sotto la guida di un abate o abbadessa, e con l'aiuto della Regola che descrive tutte le condizioni della vita nel monastero.

Due situazioni importanti danno un grande equilibrio alle relazioni umane: la clausura e l'accoglienza degli ospiti. Con la clausura si vive il clima del deserto, che favorisce l'ascolto della Parola di Dio e la purificazione del cuore; l'accoglienza degli ospiti aiuta a dilatare il cuore nella carità e a rendere partecipi gli altri delle ricchezze del clima monastico, dei suoi valori e della spiritualità.

Fondamentalmente la spiritualità monastica è biblica, patristica, liturgica ed ecclesiale.

Il cammino della monaca o del monaco è il cammino del Vangelo. Questo cammino è chiamato "Conversione dei costumi" e richiama la Parola di Gesù quando ha iniziato la sua predicazione: " Convertitevi e credete al Vangelo". La vocazione monastica è una risposta alla chiamata di Cristo che parte dal Battesimo, e si prolunga nella sequela per tutta la vita. Il cammino dietro a Gesù nel monastero è come un continuo andare stando sempre apparentemente fermi, operando alcune rinunce che rendono il viaggio più spedito e leggero da ciò che appesantisce. Il cammino conduce alla felicità promessa dal Signore, all'ingresso nel suo Regno, dove la condizione fondamentale è l'UMILTA'.

L'umiltà è l'atteggiamento che permette si accettare se stessi, gli altri e le cose così come sono, ed è l'atteggiamento che sintetizza tutto il cammino spirituale della monaca o del monaco e di ogni cristiano.

Il segreto della felicità per San Benedetto
Il segreto della felicità per San Benedetto si può riassumere così:

Vivi sotto lo sguardo di Dio

Preferendolo sempre alle tue proprie voglie

Obbedisci, per amore di Cristo obbediente

Nella prova stà in silenzio e confida nel Signore

Sii trasparente con chi ti è di guida

Accontentati di tutto e di tutti

Preferisci gli altri a te stesso

Cerca il nascondimento

Ama il silenzio

Ridi solo di te stesso

Sii semplicemente quello che sei

Compreso fino al midollo nella tua coscienza di essere creatura dipendente

In questo modo, non riponendo più in te stesso la tua fiducia renderai visibile, anche senza volerlo, la felicità segreta di essere figlio che corre libero verso il Padre suo.

(Libera rielaborazione dei 12 gradi di umiltà Regola di S. Benedetto, cap.7)